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Luppolo Dischi, etichetta discografica di Roma, NORDEST, il
nuovo singolo di Blumosso (distribuzione Artist First).
Blumosso annuncia l’uscita dei suoi prossimi lavori discografici. NORDEST sarà la prima
di tre canzoni che l’artista salentino pubblicherà dalla primavera in poi e che andranno a
comporre un mini EP, dal titolo Di questo e d’altri amori.
Blumosso torna sulla scena musicale dopo l’EP Conseguenze, dello scorso maggio; lo fa con
un nuovo progetto che prevede l’uscita di tre brani: Va beh, canzone che riprende le sonorità
tipiche di fine anni ’70 inizi ’80; TG è un brano essenziale, pianoforte e voce; Nordest, che
probabilmente rappresenta la canzone-ponte con il passato, perché rievoca il Blumosso del
disco d’esordio In un baule di personalità multiple del 2018.
Il tema dell’EP è l’amore universale (di cui l’artista ha dato modo di saper ben parlare negli
anni, non essendo mai scontato e banale), narrato secondo tre punti di vista essenziali: amore
come speranza; come realtà concreta e vissuta; come nostalgico ricordo del passato.
Blumosso spiega: “Il titolo dell’EP, Di questo e d’altri amori, è nato dopo aver ascoltato una
canzone del cantautore pugliese Mino de Santis, Tonio e Concettina, la quale mi ha dato modo
di riflettere sull’argomento”.
“L’ultimo verso del brano di Mino” continua Blumosso, “dice, Forse alla fine le storie d’amore si
assomigliano tutte. Ed è proprio vero: forse, visti dall’esterno, gli amori sono quasi tutti
uguali, solo chi li vive ne conosce la verità e le dinamiche; le gioie e i dolori; le differenze.
Come le canzoni d’amore che uno scrive e canta, del resto: sembrerebbero parlare sempre
della stessa cosa; sempre della stessa persona, e invece… “.
A testimonianza della volontà di cooperazione tra musicisti, idea che l’artista ha sempre
sposato e cercato di attuare in ogni suo progetto; c’è da dire che nella realizzazione Di questo è
d’altri amori, insieme a Blumosso – che ha scritto, cantato, suonato e prodotto artisticamente i
brani – hanno suonato molti musicisti salentini tra cui Matteo Bemolle De Benedittis alle
tastiere e al piano; Roberto Mangialardo e RafQu alle chitarre; Alberto Manco alla batteria di
Nordest; Alessio Gaballo ai bassi.
L’EP è stato registrato tra il Qu Studio di RafQu a Cellino San Marco (Br) e il Marmalade Studio
di Francesco Bove a Nardo’ (Le); ed è stato mixato e masterizzato da Luigi Tarantino.
Questi e molti altri musicisti saranno presenti anche nei prossimi lavori di Blumosso; l’artista,
infatti, è attualmente impegnato in studio per la registrazione del suo secondo album ufficiale,
che vedrà la luce nel 2022.

RIFLESSIONI PERSONALI

Arrivato alla soglia dei 34 anni ho superato da tempo quell’ambizione (quanto giusta o
sbagliata sia, è da vedere) di ricercare il successo facendo musica alla moda.
A lungo andare, gli uomini cercano di colpire solo ciò a cui stanno mirando; quindi, anche se
non riusciranno a far subito centro, forse sarebbe bene che mirino a qualcosa di più alto. Cosa
che cerco di fare io. Quel qualcosa di più alto per me è “scrivere in modo semplice e sincero
della mia vita”, senza tutti i fronzoli che caratterizzano il mio tempo.
Ho capito che questa è l’unica via che io possa percorrere; l’unico motivo per cui sono ancora
aggrappato al mondo della musica; è questo il mio desiderio più grande e, come dice Tai Chen,
voler sopprimere i desideri è cosa assai più pericolosa del voler arrestare il corso di un fiume.
Da questo presupposto nasce la mia musica, e così è anche per queste mie nuove canzoni, con
le quali non ho la presunzione di dare consigli o robe simili; o di riflettere su cosa sia
universalmente giusto o sbagliato. Quello che mi sono sempre “limitato” a fare è raccontare
storie, immagini, situazioni e sensazioni; che spesso poi combaciano con quelle di molti
(perché diciamoci la verità: nella differenziazione, ma siamo esseri simili).
È dunque quello che ho fatto per l’ennesima volta: raccontare verità umane.
Nel caso di Nordest, Va beh, TG, non le so davvero descrivere bene; ero in crisi all’idea di
parlarne,. Fino a che, qualche tempo fa, mi sono imbattuto in un vecchio video dove
chiedevano a Fabrizio De André “ Cos’è per te una canzone?” e lui rispondeva: “ La canzone è
una vecchia fidanzata con cui, io, vivrei volentieri ancora buona parte della mia vita, sempre e
solo nel caso di essere bene accetto!”.
Ecco. Queste tre canzoni sono proprio questo per me. Quello che ha detto Fabrizio.
Sono poi tre canzoni istintive; non ci ho lavorato tanto di più, dopo averle scritte di getto.
Sono venute fuori così, come le ascoltate o ascolterete. Parto naturale.
A voler essere proprio sincero, sono tre canzoni che mi rendono felice, non per un qualche
ricordo o cosa, ma perché io, definendomi da sempre un futurista, non sto mai tanto a
guardare al potenziale di un brano, quanto più al ricordo del momento in cui l’ho scritto; è
questo che mi lega maggiormente ad esso.
Per cui, avendo ben chiaro ancora negli occhi, i processi creativi in questione, mi preme dire
che sono davvero molto legato a queste tre canzoni.

Al contrario di TG e “Nordest”, che non straripano al di fuori della mia confort zone, ho un po’
di paura per quanto riguarda “Va Beh” perché è una canzone musicalmente poco Blumossiana
un po’ troppo “frizzante”, forse; ed io non amo il frizzante.
È anche la mia prima canzone con una drum machine. Era il periodo in cui con Bemolle ( il mio
migliore amico e collega) stavamo sperimentando l’uso dei prophet – che amo troppo e
metterei ovunque ahahaha – allora è nata così.
Avevo tutti sti dubbi.

Però col tempo mi sono detto, “Simo’… sai che c’è, stavi frizzante in quel momento, volevi
ballare, stavi speranzoso, avevi voglia di innamorarti di nuovo… e va bene così” mi sono detto
questo, e ho smesso di farmi paranoie a riguardo.

Poi c’è l’aspetto realizzativo. Per la prima volta sono totalmente produttore artistico di quello
che ho scritto. I brani li ho arrangiati io, e questa è una cosa che “mi prende davvero bene”.
Inoltre: io non sono un disfattista. Nel senso che, non vedo chiaramente di buon occhio il mio
tempo (n questo caso l’ambiente in cui mi muovo è la musica, quindi quando nomino “Il mio
tempo” mi riferisco alla musica prodotta nel mio tempo). Come diceva Battiato “ La musica
contemporanea mi butta giù”; per me è così (con le dovute eccezioni). Ma comunque io in
questo ambiente ci bazzico e ci scendo puntualmente a compromessi, PERÒ, la cosa che
davvero non mi piace dei tempi che vivo (e che non mi piace della musica attuale) è la
perfezione del suono. Mi spiego: Non ci sono più imperfezioni, non c’è più “sporcizia sonora”…
questa è una cosa che davvero non sopporto più, senza soffermarsi su contenuti, banalità di
composizione; cose su cui non voglio entrare in merito, altrimenti finiremmo col fare
demagogia.
Siamo la prima generazione che non si fa scherno delle mode passate, e anzi cerca di emularle.
Siamo la prima volta nella storia che i vecchi sono più intelligenti e creativi dei giovani.
Tutte ragioni per le quali, tornando a parlare delle mie nuove canzoni, ho “cercato” di
registrarle con un modus operandi tipico dei “bei vecchi tempi andati”. Molti strumenti non
sono a clic, le voci sono doppiate in modo impreciso, le chitarre non sono quantizzate.
Questo perché? Non per emulare il passato o per essere vintage alla mada. Ma semplicemente
per ritrovare una semplicità e una naturalezza che in passato sono stati sinonimo di grande
bellezza artistica.
Ovviamente sono anche cosciente che tutte queste cose che ora racconto, in verità sono solo
delle “follie” che stanno in piedi solo nella mia testa; e che tutto si annulla nel momento in cui
un individuo X schiaccia play su una canzone e l’ascolta.
E sono anche cosciente di essere cambiato rispetto al Blumosso del passato. E questo non mi
spaventa. Non cambiare mi spaventa. Una vita data dal successo, che gli uomini decantano
tanto, è solo una delle tante tipologie di vita. Spesso si fa l’errore, e ci ripetiamo che il nostro
l’unico modo che esiste, quando in realtà ne esistono altri, tanti altri, come se fossero raggi che
stiamo disegnando partendo dal centro di un cerchio.
È così che voglio pensare la mia musica, e di conseguenza la mia vita (perché la musica è la
mia vita)
Come diceva Thoreau, Ogni cambiamento è un miracolo da contemplare, ed è un miracolo che
avviene in ogni singolo istante.

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