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2019-01-19 21:00 - 23:59

Mujmuné presenta:

Angelo della gravità - Un’eresia
di Massimo Sgorbani
diretto ed Interpretato da Marco Falcomatà
Musica inedita di Alessandro Dell’Anna

Per info 3392617487/3498793753
dellalessandro81@gmail.com

Angelo della gravità è un testo nato a seguito della lettura di una notizia riportata anni fa dai giornali: Un detenuto nel braccio della morte era in attesa che la sua condanna venisse eseguita tramite impiccagione.
L’esecuzione però fu sospesa perché il condannato in questione era grasso al punto che il suo peso avrebbe spezzato la corda del boia. Questa storia sviluppa una vicenda che, accostando in modo così bizzarro tragedia e paradosso comico, travalica da sola la realtà e si pone nella dimensione del verosimile.
Angelo della gravità è anche la storia di un bambino, cresciuto senza punti di riferimento e con poco amore, che si costruisce da solo il suo mondo e le sue convinzioni. Saranno proprio queste idee eretiche e devianti che gli faranno compiere atti dissacranti e rivoltanti.
Non abbiamo raccontato questa storia come la storia di un uomo con evidenti problemi di disordini alimentari e di immaturità psicologica ma come la storia di un bambino qualsiasi che trascina il fardello di un’eredità familiare e sociale conflittuale e spietata. Infatti nonostante il protagonista sia un obeso, l’attore in scena è magro perché attraverso questa storia non vogliamo raccontare i problemi di obesità di un individuo, ma questo è solo un pretesto che ci permette di raccontare l’omologazione imposta dalla società che ci rende in fondo tutti ugualmente fragili.
Si tratta di un testo a tratti crudo, brutale, un vomitare ininterrotto di parole, confessioni e ricordi, che nascondono l’infantile e tenera fragilità del protagonista.
La sua consolazione è il cibo un tempo ricevuto dalla madre come supremo e unico atto d’amore successivamente inseguito nel Paese dei Balocchi dove i supermercati sono aperti a tutte le ore e i panini sono come nei fumetti.
Una volta giunto in terra straniera, il protagonista consuma il feroce e candido delitto per il quale viene condannato all’impiccagione.
Nel corso del monologo, il protagonista costruisce la sua solitaria visione del mondo e lo fa utilizzando gli elementi di cui dispone, il culto del consumo e del perbenismo, disegnando una delirante concezione dell’ordine universale e morale nel quale la pornografia coincide con l’amore e l’eucaristia con l’indigestione.
Continuando nella sua eresia e forte di questa fede approda alla visione celeste degli angeli della gravità che grazie alle loro ali vincono il peso della materia e si elevano verso Dio. Nella certezza di entrare a far parte della schiera di questi angeli, il condannato affronta con serenità la sua morte imminente e si consegna ad una autentica santità. Gli elementi religiosi, parte della scenografia, caratterizzano tutto il
racconto. In scena è presente una croce, una bibbia e gesti e linguaggio imiteranno consuetudini e riti religiosi sia attraverso la similitudine che per contrasto ove immagini e suoni blasfemi e dissacranti inonderanno gli spettatori. L’attore in scena non è solo ma è accompagnato dal suo angelo della gravità, impersonato dal compositore e musicista, che suonerà dal vivo e sarà protagonista egli stesso del racconto interagendo direttamente nelle dinamiche dello spettacolo e diventando forse egli stesso causa stessa degli accadimenti.

Nel susseguirsi degli eventi, la poetica del quotidiano e dei ricordi trasmuta il male in amore assoluto e sacro e profano si attraggono in maniera del tutto naturale, i concetti di colpa e innocenza, di punizione e redenzione balleranno una macabra e tenera danza.

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